
Firenze è una città che punisce l'automobile e premia chi ne fa a meno per brevi tratti. Il centro storico è una delle zone a traffico limitato più estese d'Italia, la sosta è quasi tutta a pagamento e le distanze interne sono corte. Sono esattamente le condizioni in cui il car sharing elettrico funziona meglio: viaggi brevi, molte soste, nessuna necessità di grande autonomia.
L'autonomia delle auto elettriche impiegate nelle flotte condivise è quindi un problema che a Firenze quasi non si pone, e che altrove si pone eccome.
Il ragionamento vale anche al contrario. Chi immagina di usare un mezzo condiviso elettrico per andare a Prato e tornare nella stessa corsa sta usando lo strumento sbagliato, e se ne accorge dal costo prima ancora che dalla batteria.
Car sharing elettrico a Firenze: quanta autonomia serve davvero
L'autonomia dichiarata dai costruttori è un numero da laboratorio; quella che conta è la percentuale residua al momento della prenotazione. Le utilitarie elettriche impiegate nelle flotte urbane dichiarano fra i duecento e i trecentocinquanta chilometri, che in ciclo urbano reale, con clima mite, diventano comodamente più di centocinquanta.
Chi confronta l'autonomia delle auto elettriche fra modelli diversi dovrebbe guardare il consumo per cento chilometri e non la capacità della batteria: è il primo a determinare quanti chilometri restano davvero.
Su un tragitto cittadino medio - quattro o cinque chilometri - anche un mezzo al quindici per cento di carica è abbondante. La regola pratica che gli utenti abituali applicano è di non scendere sotto il venti per cento se il viaggio prevede una risalita verso Fiesole o un'uscita verso la periferia: in salita e con il riscaldamento acceso il consumo cresce in modo evidente.
| Tipo di spostamento | Distanza indicativa | Carica residua sufficiente |
|---|---|---|
| Centro storico, spostamento interno | 2 - 4 km | 10% e oltre |
| Da una porta all'altra della città | 5 - 8 km | 15% e oltre |
| Verso la periferia e ritorno | 15 - 25 km | 30% e oltre |
| Salita verso le colline | 10 - 20 km | 35% e oltre, il dislivello pesa |
| Uscita dall'area urbana | oltre 30 km | 50% e oltre, e formula non urbana |
Come funziona la ricarica di una flotta condivisa
La ricarica in un servizio condiviso non è un problema dell'utente, se non in un caso. Nella maggior parte delle formule il rifornimento energetico è compreso nella tariffa e viene gestito dall'operatore, con squadre che spostano i mezzi scarichi verso le postazioni. Chi guida non paga l'energia e non deve occuparsene.
L'eccezione riguarda i servizi che chiedono di collegare il veicolo a una colonnina quando la carica scende sotto una soglia, in cambio di minuti gratuiti o di uno sconto sulla corsa. In quel caso serve sapere due cose: quale tessera apre la colonnina, di solito quella lasciata a bordo, e che il cavo va riposto nel vano previsto. Un cavo lasciato nel bagagliaio di un mezzo condiviso è la segnalazione di guasto più comune e più evitabile.
Ricarica lenta e ricarica rapida
Le colonnine urbane in corrente alternata erogano in genere fra 7 e 22 kW e sono pensate per soste lunghe: da un'ora in su. Le stazioni in corrente continua, molto più rapide, stanno quasi sempre lungo le direttrici extraurbane. Per una flotta cittadina la ricarica lenta notturna è la norma, e la rapida l'eccezione di servizio.
Dove si trovano le colonnine in area fiorentina
Le colonnine pubbliche in area fiorentina si concentrano lungo tre assi: i parcheggi di scambio collegati alla tramvia, gli assi di attraversamento del centro e i poli commerciali e direzionali della piana verso Sesto e Campi Bisenzio. È una distribuzione che segue la logica della sosta lunga, non quella del passaggio.
Per chi usa un mezzo condiviso la mappa delle colonnine conta meno della mappa dell'area operativa, ma serve in un caso preciso: quando si vuole chiudere la corsa collegando il veicolo, dove il servizio lo premia. In quel caso conviene verificare in anticipo che la presa sia libera, perché una postazione occupata annulla il vantaggio e costringe a cercarne un'altra a tariffa attiva.
Il quadro generale del servizio, indipendente dalla trazione, è descritto nella guida al car sharing; per il funzionamento dell'auto elettrica in sé, dalla batteria alla manutenzione, c'è la pagina auto elettrica.
Domande frequenti
Un'auto elettrica condivisa può entrare nella ZTL di Firenze?
Le regole di accesso alle zone a traffico limitato dipendono dal Comune e cambiano nel tempo, e i mezzi elettrici godono in diverse città di condizioni agevolate. Va però verificato caso per caso: l'agevolazione è legata al veicolo e al permesso associato, non al fatto che si tratti di car sharing.
Cosa succede se la batteria si scarica durante la corsa?
I servizi impediscono di prenotare mezzi sotto una soglia minima proprio per evitarlo. Se accade, va contattata l'assistenza dal numero indicato in applicazione: il recupero è a carico dell'operatore, salvo i casi in cui il regolamento dimostri un uso fuori dalle condizioni previste.
L'autonomia cala d'inverno?
Sì, e in modo misurabile. Fra il riscaldamento dell'abitacolo e la minore efficienza della batteria a basse temperature la perdita si colloca in genere fra il quindici e il trenta per cento. In una città come Firenze, con inverni miti e tragitti brevi, l'effetto resta poco rilevante.
Conviene collegare il veicolo alla colonnina a fine corsa?
Conviene se il servizio riconosce un credito e se la postazione è sulla strada che si sta già facendo. Deviare di un chilometro per ottenere pochi minuti gratuiti significa pagare quei minuti in tariffa mentre si raggiunge la colonnina.