
Si tende a raccontare l'auto elettrica come un'invenzione recente, e non lo è. È più vecchia dell'auto a benzina nelle sue prime forme funzionanti, e ha perso una gara commerciale che sembrava vinta. Ripercorrere quel passaggio serve a capire perché il ritorno sia stato così lento.
L'Ottocento: la trazione a batteria arriva prima
I primi veicoli elettrici funzionanti compaiono negli anni Trenta dell'Ottocento, come carrozze sperimentali alimentate da pile non ricaricabili. La svolta tecnica arriva nel 1859 con la batteria al piombo di Gaston Planté e con i perfezionamenti di Camille Faure vent'anni dopo: da quel momento un veicolo elettrico può essere ricaricato invece che rialimentato.
Alla fine del secolo le automobili elettriche sono un prodotto maturo per il contesto urbano. Non hanno manovella da girare, non producono fumo né rumore, non richiedono cambio marce. Nelle città americane ed europee circolano come vetture da città e come taxi, e una parte significativa della clientela è femminile proprio per la semplicità d'uso.
Il record del 1899 e il culmine del modello
Il 29 aprile 1899, a Achères vicino a Parigi, il belga Camille Jenatzy supera per primo i cento chilometri orari con un veicolo terrestre. La vettura si chiama La Jamais Contente, ha una carrozzeria affusolata in lega di alluminio e magnesio ed è elettrica. Il primato resta all'elettrico per qualche anno.
Sono gli stessi anni in cui, in Italia, si costruiscono i primi veicoli a batteria per servizi urbani e in cui a New York una flotta di taxi elettrici arriva a contare diverse centinaia di vetture, con un sistema di sostituzione rapida delle batterie che anticipa di un secolo idee riproposte molto più tardi.
| Anno | Fatto | Perché conta |
|---|---|---|
| 1859 | Gaston Planté realizza la batteria al piombo | Rende possibile la ricarica invece della sostituzione |
| 1881 | Camille Faure migliora l'accumulatore | Aumenta capacità e vita utile, apre l'uso pratico |
| 1899 | La Jamais Contente supera i 100 km/h | Il primato di velocità è elettrico |
| 1908 | Ford avvia la produzione del modello T | Il prezzo dell'auto termica crolla |
| 1912 | Si diffonde il motorino di avviamento elettrico | Sparisce il principale svantaggio del motore a scoppio |
| 1997 | Arriva la prima ibrida di grande serie | La trazione elettrica rientra dal mercato di massa |
L'eclissi: tre colpi in vent'anni
Il declino non ha una causa sola. Il primo colpo è il prezzo: la catena di montaggio di Ford porta un'automobile a benzina a costare una frazione di una elettrica. Il secondo è il motorino di avviamento elettrico, diffuso dal 1912, che elimina la manovella e con essa il principale argomento a favore dell'elettrico.
Il terzo è la benzina a buon mercato e la rete stradale che si allunga fuori dalle città. Un veicolo con ottanta chilometri di autonomia e sei ore di ricarica va benissimo per andare a teatro e non serve a nulla per attraversare uno Stato. Negli anni Trenta la produzione di automobili elettriche è praticamente cessata, e resta confinata a nicchie: carrelli industriali, veicoli per consegne urbane, in Gran Bretagna i furgoncini del latte.
Il ritorno, e perché è arrivato tardi
Il rientro passa da due fronti. Sul piano normativo, le regole californiane sulle emissioni degli anni Novanta obbligano i costruttori a produrre veicoli a zero emissioni, con esiti alterni e prototipi poi ritirati. Sul piano tecnico, la batteria agli ioni di litio, commercializzata nell'elettronica dal 1991, offre una densità di energia che il piombo non poteva raggiungere.
La convergenza dei due fronti richiede quindici anni. Le vetture ibride di grande serie arrivano alla fine degli anni Novanta, quelle elettriche pure di larga diffusione fra il 2010 e il 2020. Il problema che aveva ucciso l'elettrico nel 1920 - autonomia e tempo di rifornimento - è lo stesso su cui si concentra oggi lo sviluppo, ed è una continuità che dice qualcosa su quanto siano lente certe transizioni.
Per gli aspetti pratici dell'auto a batteria oggi c'è la pagina auto elettrica; per la vicenda dell'automobile nel suo complesso, storia dell'automobile.
Domande frequenti
Qual è stata la prima auto elettrica?
Non esiste un primo esemplare indiscusso. Fra gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento diversi sperimentatori, fra cui Robert Anderson in Scozia e Thomas Davenport negli Stati Uniti, costruiscono veicoli a trazione elettrica; nessuno di questi è ricaricabile.
Perché l'auto elettrica è sparita per quasi un secolo?
Per tre ragioni concomitanti: il crollo del prezzo delle automobili a benzina con la produzione in serie, l'introduzione del motorino di avviamento che eliminò la manovella, e la disponibilità di carburante a basso costo con una rete di distribuzione capillare.
La Jamais Contente era davvero elettrica?
Sì. Era una vettura a batteria con due motori elettrici, progettata per il solo record di velocità, e nell'aprile 1899 fu il primo veicolo terrestre a superare i cento chilometri orari.
Le batterie di oggi assomigliano a quelle di allora?
Solo nel principio. Gli accumulatori al piombo dell'Ottocento offrivano una densità di energia di un ordine di grandezza inferiore a quella delle celle agli ioni di litio attuali, ed è questa differenza che rende praticabile oggi ciò che allora non lo era.